Le
più moderne caldaie oggi esistenti, definite ad alto
rendimento, riescono ad utilizzare solo una parte del calore
sensibile: il loro rendimento è infatti nell'ordine del
91-93% riferito al p.c.i. Il vapore acqueo generato dal processo
di combustione (circa 1,6 kg. per mc di gas) viene invece disperso
in atmosfera attraverso il camino: la quantità di calore
in esso contenuta, difinito calore latente, rappresenta ben
l'11% dell'energia liberata dalla combustione. Grazie
alla concezione costruttiva (scambiatore-condensatore) la caldaia
a condensazione ha superato al meglio questi limiti, con l'azione
combinata di due fattori: l'abbassamento della temperatura dei
fumi (1) e la perfetta condensazione del vapore acqueo (2).
1)
Recupera il 12 % del calore sensibile sensibile dei prodotti
di combustione quando ancora non opera nel campo della condensazione.
In questa fase i fumi liberati raggiungono infatti una temperatuta
massima di 80°C, ma contengono ancora tutto il calore latente
sotto forma di vapore acqueo.
2)
Quando l'acqua di ritorno dall'impianto confluisce nella parte
bassa dello scambiatore-condensatore ad una temperatura inferiore
ai 53°C il vapore acqueo si condensa sulle pareti più
fredde cedendo il calore latente dell'acqua che, riscaldata,
affluisce nuovamente all'impianto.
Questa
maggiore disponibilità termica consente un rendimento
del 106,5% riferito al p.c.i. con una riduzione dei consumi,
anche per effetto del principio della modulazione lineare esposto
più oltre, di non meno del 30% rispetto alle normali
caldaie ad alto rendimento.